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Betty Manini “Ti racconto il mio Ironman di Amburgo”

25-09-2017

Prima di arrivare a fare una gara IRONMAN sono passati tanti anni dal mio primo sprint, non ho mai voluto strafare pensando sempre di non essere pronta; era il mio sogno, da quando nel lontano 2000 vidi per la prima volta in TV una gara di IRONMAN (non sapevo neppure cos’era il Triathlon) ma già nuotavo, andavo in bicicletta e correvo e così un giorno nel 2002 mentre ero in bici mi sorpassarono una decina di ragazzi con una divisa verde blu con scritto Triathlon Club Cremona… gli rimasi a ruota e iniziai a chiedere informazioni: dopo due settimane ero già tesserata con loro.

Essendo un ferro da stiro nel nuoto e avendo un discreta bicicletta mi sono sempre spinta verso gare no draft doppi olimpici, medi e lunghi fino al 2013 in cui mi sono iscritta insieme ai miei due amici Sabrina Mazzolari Sabrina (ultramaratoneta) e Lorenzo Bettoli (veterano IM) al mio primo IRONMAN a Zurigo.

L’iscrizione al primo IM è diversa da quelle successive (e forse anche quella più bella ed emozionante me lo ricordo ancora cosa ho fatto, detto e a chi ho mandato subito un SMS con scritto “fatto…ora tocca a voi”), ora quando mi iscrivo ad un IM lo faccio con lo spirito di uno scalatore che sceglie tra le varie cime quella in cui cimentarsi.

Quest’anno ho deciso di raggiungere la mia vetta personale in quel di Amburgo (prima edizione).

Al contrario dello scalatore purtroppo chi si iscrive ad un IM non può attendere al campo base di scegliere il giorno perfetto sia in base al meteo che alle proprie condizioni fisiche, il giorno è quello e, …. o parti o rinunci, e tutti gli allenamenti, i sacrifici fatti nei 6 mesi precedenti vanno in fumo.

Come tutti voi quest’anno mi sono allenata con delle temperature a dir poco infernali e nel giro di mezza giornata mi sono ritrovata ad Amburgo con 11 gradi, vento e pioggia; naturalmente visto che la sfiga ci vede bene mi sono presa subito una mezza influenza.

Sabato pomeriggio dopo aver portato in zona cambio (naturalmente sotto la pioggia) la bicicletta e tutto il necessario mi sono fiondata a letto sotto il piumone sperando in un miglioramento; già ti sembra sempre di non essere mai pronta per questo evento ci mancava pure questa incognita.

E dopo una notte insonne la sveglia suona alle 4 scendi dal letto e ti dici “ma chi me lo ha fatto fare… ah questo è proprio l’ultimo… sì si l’ultimo!!!”, faccio colazione prendo ancora la mia bella tachipirina e mi avvio come un condannato a morte in z.c. Durante il tragitto vedo altri che come zombi si dirigono verso la partenza come attirati dalla musica che pian pianino si fa sempre più insistente ed il ritmo diventa un tutt’uno con il battito del tuo cuore.

Ultima controllatina al mezzo meccanico attacco alla bici le solite barrette e inserisco il mio amato toast nel porta oggetti (tra una banana e l’altra questo per me è l’ideale).

Il freddo è tanto e così per stare più coperta decido d’infilarmi subito la muta anche se manca ancora un’ora alla partenza, e così fanno anche tutti gli altri ritrovandoci tutti vicini come fossimo una colonia di pinguini al circolo polare antartico a spalmarci vaselina ed unguenti vari, come se fosse un rito propiziatorio.

OK quasi ci siamo, lo speaker annuncia la partenza dei PRO e io con le lacrime agli occhi do “l’ultimo” bacio a Grigio e con la voce spezzata gli dico “ci vediamo tra circa 12 ore” e mi dirigo verso la mia griglia.

Tutto in un momento cade il silenzio nessuno più parla o scherza, c’è solo il suono che imita il battito cardiaco che riecheggia nell’aria e lì te la fai proprio sotto, lo stomaco ti si chiude e la salivazione è pari a zero, ma di tempo di pensare non c’è né più, il suono della sirena dà il via anche per noi Age Group alla nostra personale avventura.

Come tutte le volte dopo la partenza non so perché mi tranquillizzo e vado come se fossi in trans, metro dopo metro raggiungo finalmente l’uscita dall’acqua e con lo sguardo cerco di vedere se al di là delle transenne vedo Grigio, ma non lo vedo sento solo urla di incitamento in varie lingue e il mio nome urlato insieme a tanti altri da persone sconosciute che per quel giorno sono i FAN di tutti, arrivo alla bicicletta, è lì che trovo Grigio che mi raccomanda di stare attenta alle strade bagnate gli faccio un cenno con il capo e vado verso la mia frazione preferita. Il vento preannunciato durante il breafing si fa sentire e mi fa tirare giù anche qualche santo dal cielo ma va bene così, lo sapevo che per il 90% lo avrei trovato e così è stato. Un’altra difficoltà superata e km dopo km raggiungo la dismont-line, bacio la mia bicicletta che non mi ha tradito e mi dirigo verso la sacca RUN.

OK Betty ci siamo ora arriva il bello: esco dalla tenda e mi dirigo verso l’uscita per immettermi sul percorso dove trovo altri che sicuramente hanno già fatto un giro se non di più. Le gambe “funzionano” non ho nessun problema muscolare quindi cerco di tener duro e come previsto non mi fermo ai ristori fino al primo giro, ma poi i ristori li vedi come oasi e non ne salti uno, li vedi come obiettivi da raggiungere e così faccio per gli altri restanti km. Di tanto in tanto vedo Griglio in vari punti del percorso che mi incita e mi chiede se va tutto bene e quando mi dice “bella…..ci vediamo al traguardo”……sono ancora più emozionata so di essere a due km dalla “cima” e pian piano che arrivo verso le ultime curve inizio a sentire lo speaker gridare  “You are an IRONMAN”. Ok ora Betty non sbagliare non girare più a sinistra ma vai dritto si dritto verso quei 100 metri di ali di folla che ti chiamano per nome che ti allungano la mano per darti il 5 e ti portano finalmente sotto il traguardo.

Mi danno subito la coperta termica e la ragazza di turno mi mette al collo la medaglia mi dirigo verso l’uscita scortata dai volontari che mi chiedono se sto bene e se voglio dell’acqua: cerco tra la folla chi in questo percorso mi è stato vicino mi ha fatto da gregario e soprattutto mi ha sopportato nei momenti di crisi, Grigio è lì davanti a me dietro la transenna che con il pugno alzato mi dice “EVVAI…. Grande Betty!!!” (per lui sarei stata grande anche se fossi arrivata ultima strisciando) e gli occhi mi diventano lucidi.

L’IRONMAN è considerato una gara “lunga” ma se l’hai preparato bene quel giorno ti vola via in “un attimo” non è niente in confronto agli allenamenti fatti nei sei mesi precedenti.

Di ciò che hai fatto te ne accorgi sempre qualche mese dopo e di una cosa sono sicura: che non sarà l’ultimo!!!

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Tutti gli uomini sognano.

Non però allo stesso modo.

Quelli che sognano di notte nei polverosi recessi della mente, si svegliano al mattino per scoprire che il sogno è vano

Ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi, giacchè ad essi è dato vivere i sogni a occhi aperti. . .e far sì che si avverino.

(T.E. Lawrence, I sette pilastri della saggezza) 

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