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“Ho stretto i denti e mai mollato. Ed è arrivata la gioia più grande”. Giulio Montorfano racconta il suo trionfale 5150 a Pescara

13-06-2018

Le sensazioni, la fatica, le emozioni di Giulio Montorfano, protagonista domenica a Pescara nella gara 5150, e vincitore di categoria.

 

Ma quanto è lontana questa Pescara, non  ci si arriva mai: sembrerebbe anticipare le sensazioni della gara di domenica, non finisce mai.

Finalmente ecco il mare alla nostra sinistra, le colline alla destra con le terre coltivate, contrasti di verde che ti fanno sentire in pace e donano un gradevole senso di  comfort e ci vuole proprio. Giulio non pensare alla gara, non serve adesso.

Bravo Abruzzo con le aree di servizio i cui parcheggi sono coperti con i pannelli fotovoltaici, e poi tutto pulito e in ordine, ottima impressione.

L’albergo è subito raggiunto, situato nell’area storica di Città Santangelo a pochi minuti dal centro di Pescara, ovvero dalla location della gara, meno male stasera si dormirà in tranquillità.

  • Vigilia

E abbiamo proprio dormito bene; adesso andiamo a vedere cosa combinano questi della IRONMAN.

Dopo aver girato un poco attorno al centro di Pescara, rifuggendo la tecnologia virtuale mi affido al dialogo con le persone per farmi indicare la location della gara e con mia grande soddisfazione sono tutte cortesi e collaboratrici.

Accidenti che organizzazione! Dalla stazione ferroviaria al mare sono 900 metri di Viale Umberto dedicati alle postazioni di gara, rack per le bici e i sacchetti per i cambi di equipaggiamento e relative tende spogliatoio: bene è proprio un’organizzazione anglosassone.

Ci incamminiamo verso il mare ovvero la zona di partenza della frazione di nuoto, accidenti quanto c’è da correre per arrivare alla zona cambio!

Il ritiro dei pettorali non è molto diverso rispetto alle nostre gare tradizionali ed è situato nella zona adibita al merchandising, del resto la gara è anche un’occasione di business da sfruttare, infatti il pacco gara è praticamente inesistente.

Adesso dobbiamo far trascorrere la giornata di sabato e quindi su e giù per il corso a fare lo struscio e dentro e fuori le viette per guardare i negozi, poi carboload in previsione della gara. Il cibo è ottimo e i relativi costi contenuti, quindi qualcosa di positivamente diverso rispetto agli standard varesotti.

La giornata di domani prevede due gare, il 70.3 con partenza alle ore 9.00 ed il 5150 ovvero un olimpico con partenza alle 12.00 e qui si manifesta l’unica nota stonata dell’organizzazione in quanto le bici del 70.3 possono essere posizionate sulle rastrelliere dal tardo pomeriggio, mentre quelle del 5150 il mattino dalle 7 alle 8,30 per poi attendere la partenza.

  • Il giorno della gara

Finalmente ci siamo, si gareggia. Il tempo è bello ma alle 7.00 ci sono già 27°C. Vediamo la partenza del 70.3 che è molto intelligente perché a coppie ogni 5 secondi come del resto sarà la nostra.

Ore 12.00 temperatura di 34°C e partiamo.

Il mare è abbastanza calmo ma basso, tanto che non si riesce a nuotare perché le mani toccano la sabbia sul fondo, e questo per almeno una cinquantina di metri. Grazie alla smart start non ci sono problemi. Accidenti a questo cinese che mi si aggrappa alle gambe, devo staccarmelo, ma ci pensa lui a staccarsi ormai sfiancato.

Ne supero altri due ed approdo sulla sabbia in 32’ dando il 5 allo speaker che ci attendeva. Adesso via di corsa lungo i 900 metri che ci separano dalla zona cambio  per la frazione di bici. Osservo meravigliato che nessuno si affanna per essere più veloce nel cambio e mi adeguo. Tolgo la muta, indosso  le scarpe e via di corsa a prendere la bici.  (Tempo totale dall’uscita dall’acqua circa 8 minuti, che è una enormità se paragonata ai tempi della T1 nelle gare tradizionali).

Adesso finalmente pedalo nella frazione che mi è congeniale e comincio a superare i concorrenti che mi precedevano. La strada è in falsopiano e bisogna spingere il rapportone se si vuole fare velocità e soprattutto non si può fare scia (no draft). Verso metà percorso si cominciano a vedere gli effetti del caldo sui concorrenti, ne vedo due sotto le cure degli addetti crociati. Acqua, ghiaccio e sali di un produttore affidabile sono disponibili in quantità, ma io sono già provvisto di due ottime borracce, quindi non mi fermo. Ne supero altri che non avendo presumibilmente esperienze di endurance in bici alleggerivano il rapporto invece di mantenerlo duro. Alla fine i 40 km  li  ho percorsi alla media di 33KpH. La verifica delle classifiche decreta che ho guadagnato 48 posizioni nella frazione di bike.

Adesso sta arrivando la frazione che più temo perché è il mio primo 10000 metri in gara e fa un caldo soffocante. Cominciamo con il correre dalla bici al cambio running e poi correre al tappeto cronometrico (un buon km).

Inizio a correre senza troppo avvertire le tipiche problematiche muscolari con il cambio bike / run , ma non capisco perché non arrivi il segnale dei 10km all’arrivo. Dopo un po….. Ma come!!! Il segnale dice che mancano 11km (ma non dovevano essere 10!!!), proseguo abbastanza bene al ritmo dei 5’ 30” al km, ma fa caldo e vedo altri atleti che si fanno curare dagli addetti crociati. Ne mancano 10, poi 9, poi 8 e cosi’ via , ma nel frattempo mi accorgo di perdere lucidità nell’applicazione corretta del gesto atletico (cattivo segno) perché il battito è regolare ed ampiamente nella zona aerobica cosi come la respirazione, ed allora cosa sta deteriorandosi? Me ne accorgo dopo un centinaio di metri ed avverto gonfiore ai piedi ma soprattutto un calore insopportabile sotto la pianta dei piedi. I ristoro sono praticamente ogni km con acqua, ghiaccio, spugna e sali, inoltre ci sono anche le docce manuali che ti vengono spruzzate addosso.

Il dolore sotto i piedi diventa insopportabile (la sensazione è quella di correre a piedi nudi sui carboni ardenti, e non c’è modo di avere alcun sollievo) provo a rallentare, camminare ma non risolvo nulla.  Che faccio? Mi fermo? Mai!!!. Allora provo a correre sulle punte dei piedi in modo da non appoggiare la pianta, e funziona, solo che non si può correre a lungo sulla punta dei piedi, al massimo 150/200 metri. Ed è in queste condizioni che ho corso almeno il 30% della distanza running, con le conseguenze di impiegarci un tempo eccessivo.

Ho avuto comunque la soddisfazione di sprintare gli ultimi 300 metri, corsi sul tappeto appoggiato sulla sabbia sino alla finish line, dove ho trovato un’accoglienza calorosa e la notizia che avevo stabilito il miglior tempo della mia categoria M7 (70-74). A questo punto tolte le scarpe mi sono sentito felice.

La Award Cerimony è stata la più bella fra le gare che ho disputato, preceduta dallo spettacolo offerto da una band di soli fiati con batteria (tromba, sax tenore, sax baritono, trombone e tuba), prima, nell’intermezzo e dopo le premiazioni.

Lo speaker della manifestazioni ha chiesto ai due vecchietti, vincitore della categoria 65-69 e 70-74 (la mia) di stare entrambi sul podio più alto e ha richiesto il coinvolgimento di tutti i presenti, ed è stata una calorosissima manifestazione di affetto, tutti in piedi ad applaudirci.

Che dire di più, sono semplicemente felice.