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“Il triathlon? E’ una passione”. Il racconto di Lorenzo Bernabé traccia una visione profonda del suo amore per la triplice

19-07-2017

La passione non è sempre comoda. A volte ti costringe a fare piroette all’interno dei tuoi impegni quotidiani, ma è proprio questo ciò che la rende vera, profonda, speciale. Scopriamo insieme a Lorenzo Bernabè cosa vuol dire alzarsi alle quattro del mattino per allenarsi, oppure andare a bici o di corsa dopo una giornata in cantiere. Potrebbe sembrare folle, ma quando la passione ti entra e ti prende allora tutto diventa più facile. La fatica c’è, ma ci sono anche il sorriso e la soddisfazione. Perché vuoi arrivare a un obiettivo, fai di tutto per riuscirci e quando lo raggiunge è un’esplosione unica di emozioni.

Lorenzo, perché hai scelto il triathlon?

“Capita di frequente che mi venga posta questa domanda: se pur semplice, la risposta non è così facile. Ma la chiave di lettura sta nella parola scegliere. Una persona è padrona di se stessa proprio quando ha la possibilità di intraprendere ciò a cui auspica di più. Ed io ho scelto questa multidisciplina, perché mi si adatta perfettamente a ciò che sono”.

Com’è stato l’avvicinamento? 

“Inizialmente ero solo curioso, poi ho voluto provare ed infine oggi la vivo perché è parte di me della mia quotidianità, sto bene, mi piace e mi ha permesso di crescere anche su un lato più personale”.

Sei stato recentemente protagonista all’Ironman di Klagenfurt: come si prepara una gara di questo tipo?

“La preparazione di un triathlon su lunga distanza come un Ironman è un cammino che implica un lungo tempo di preparazione, parlo di mesi, la mente e il corpo devono andare di pari passo, proprio perché si sostengono a vicenda. Si diventa Ironman non il giorno della gara ma quando si decide di preparare una competizione di tale difficoltà, giorno dopo giorno mettendosi a nuotare, pedalare, correre, cercando di capire come migliorarsi…ore su ore di allenamento incastrati tra lavoro e vita privata”.

Come riesci a conciliare sport all’interno della quotidianità.

“Il mio lavoro (in cantiere a tirar su tetti) mi impegna non poco mi rendo conto che a fine giornata la stanchezza è tanta, ma come dicevo prima ho fatto una scelta. La mia giornata tipo è: sveglia all’alba, a volte anche alle 4.00, corsa a piedi magari a digiuno, lavoro tutto il giorno e la sera bicicletta o nuoto, a volte fatico un po’ perché devo inserire anche dei combinati. Nel periodo invernale le uscite in bicicletta vengono sostituite da allenamenti sui rulli…da ipnosi, magari anche due ore o più dipende dall’allenamento che devo portare a termine. Detto in breve faccio una vita movimentata, non mi annoio mai”.

E tutto questo, dicevi, ti ha portato a vantaggi.

“Ho migliorato la mia perseveranza, la mia resilienza questa capacità di continuare nonostante difficoltà, imprevisti, infortuni che possono accadere non perdendo mai di vista il mio obiettivo diventare un’Ironman”.

Com’è stata l’esperienza in Austria?

“Klagenfurt è stato il mio secondo Ironman, dopo quello dell’anno scorso a Nizza. Le sensazioni che si provano sono tante, il giorno prima c’è tensione, titubanza e anche il dubbio di non farcela, quest’anno poi ci si è messo il problema alla schiena, che a meno di dieci giorni dalla gara non mi ha permesso di rifinire alcune cose soprattutto nella bicicletta e nella corsa a piedi. Ho voluto vedere il bicchiere mezzo pieno, così la mattina del 2 luglio mi sono presentato ai nastri di partenza, circondato direi non da avversari ma da persone che come me ci vogliono provare, vogliono scegliere di farcela.

Il nuoto è andato bene, non ho accusato problemi idem per i primi 90 km di bicicletta poi qualche problemino a schiena e gambe nella seconda parte di bici, come si dice in gergo avevo “le gambe di legno”. Nonostante ciò di fermarmi non mi è passato nemmeno dall’anticamera del cervello. Ho continuato, giunto al T2 mi sono detto mancano “solo” i 42  km di corsa non posso gettare la spugna, anche in quest’ultima frazione ho dovuto stringere i denti, ma io al traguardo ci devo arrivare. E ne è valsa la pena perché quando il boato e gli applausi del pubblico ti accompagnano per quegli ultimi metri ti senti felice, quasi come un bambino. Sai che il duro lavoro di mesi ti ha permesso di giungere a destinazione.

Mi reputo fortunato perché ho sempre al mio fianco Valeria, la mia compagna, un punto di riferimento importantissimo, che mi segue sempre, allenamenti, gare, alimentazione e preparativi di ogni genere. Senza dimenticare le persone che da casa amici, parenti mi sostengono nella quotidianità. E tra gli altri grazie a Andrea Lucchi Tuelli, colui che mi segue spesso fotografando momenti importanti in gara e in allenamento.

Il triathlon è un turbinio di emozioni.

“Imprevista, che mi ha reso particolarmente entusiasta, è stata la possibilità di stringere la mano ad atleti del calibro di Daniel Fontana, Frederik Van Lierde, Alex Zanardi e di Jan Frodeno, quest’ultimo campione del mondo Ironman.

Quali sono le prospettive future?

“A inizio settembre affronterò per il secondo anno consecutivo l’Icon Livigno Xtreme Triathlon, accompagnato dal mio Support Team come da regolamento (Valeria, Andrea, il Basso e l’ultramaratoneta Ireneo). Spero anche in quest’altra occasione di fare bene!

Se dovessero un giorno chiedermi: che cosa è per te il Triathlon? non esiterei…. il Triathlon è la mia Passione.