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“L’allenamento mentale è componente fondamentale”: Luigi Francia e la sua esperienza al Challenge Roma.

26-07-2017

Lo sport a volte può essere duro, fornire delusioni forti. Ore di allenamento, di speranze, di sogni da realizzare possono svanire in un attimo, per un fattore esterno, e lasciarti solo con un carico di amarezza. Per Luigi Francia il Challenge Roma 753 ha avuto piega. La peggiore da assimilare. Soprattutto per lui che su questa aveva riposto le aspettative di ripresa dopo un lungo distacco dal triathlon.

“Il Challenge Roma – spiega è stato un ritorno alle gare dopo un grave infortunio procuratomi nel luglio del 2015, durante il campionato Europeo Ironman di Francoforte. In questi due anni ho dapprima subito una forte sofferenza per l’allontanamento dai campi gara, ma soprattutto per un forte dolore fisico che mi ha portato nel novembre 2015 ad un trapianto di cellule staminali ad entrambe le ginocchia per una grave degenerazione alle cartilagini”.

Com’è iniziata la ripresa?

“Il recupero è stato lento e faticoso quasi come cominciare da zero, prima con la palestra e poi con esercizi specifici per rafforzare la muscolatura. Il fisico mi aveva abbandonato, erano rimaste solo testa e cuore: ho ricominciato a nuotare a pedalare lasciando la corsa per un secondo momento come consigliatomi dallo specialista, che in realtà mi consigliava di addirittura di smettere per preservare le ginocchia. Ci ho creduto e già dopo circa un anno ho cominciato a correre ancora con sessioni corte ma intense”.

La voglia di tornare alle gare non ha mai preso il sopravvento?

“Nella stagione 2016 ho provato a forzare la mano, ma ancora sono ricaduto in vari infortuni segno era che avevo affrettato troppo i tempi. In questo 2017 ho provato ad allenarmi senza obiettivi alcuno finché un giorno sono stato invitato a partecipare al Challenge Roma 753: non ho esitato ho detto subito di sì.

Come ti sei preparato per la gara di Roma?

“In poco tempo ma senza esagerare. Non è bastata solo la preparazione fisica per superare la paura di tornare a farmi male, ma ho avuto la possibilità di farmi aiutare anche da una mental coatch la mia amica Alessandra Mattioni e devo dire che è stato fondamentale”.

Arriviamo a domenica, giorno della gara

“Sono andato in zona cambio tranquillo più di sempre forse anche troppo, mi sono infilato il body e sono partito come sempre. Nel nuoto non ho avuto problemi anzi alla partenza, come faccio sempre, mi sono messo in prima fila per prendere acqua avanti a tutti, sono uscito intorno alla 78 posizione con un tempo discreto tra i primi della mia categoria. Partito in bici ho trovato subito il ritmo portando una media al di sopra dei 34 km orari passando anche qualche concorrente”.

A un certo punto però è successo quello che un atleta non si aspetti mai in una gara.

“Ho forato la ruota posteriore. Dapprima sono sceso e ho provato a riparare il tubolare con una bomboletta, ma solo dopo alcuni km il tubolare era di nuovo a terra e questo per altre due volte perdendo posizioni, a quel punto ho deciso di continuare comunque, ma camminando sul cerchio di carbonio fino alla zona cambio per oltre 40 km. Una volta appesa la bici alla griglia anche se ero un po’ scoraggiato non ho pensato ho infilato le scarpette ed ho cominciato a correre. Dopo pochi km ho deciso di ritirarmi non aveva senso continuare ero troppo indietro la mia battaglia l’avevo comunque vinta. Ora sono già pronto per la prossima gara”.

Quanto è stata importante la preparazione mentale?

“Preparazione tecnica, tattica e atletica non sono tutto nel triathlon, è necessaria anche una preparazione mentale che ti porta a superare tutte le difficoltà. Durante la preparazione di un Ironman ma soprattutto nelle fasi di recupero da un infortunio l’allenamento mentale è la quarta componente che completa un atleta. E con l’aiuto di Alessandra sto recuperando la fiducia e la certezza per la prestazione”.

E così anche la mancanza del risultato come accaduto domenica non oscurano la voglia di fare del Challenge di Roma un punto di rilancio per tornare a gareggiare e a vivere le emozioni del triathlon.

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