Triathlon Cremona Stradivari
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“La voglia di misurarsi con i propri limiti con l’obiettivo di superarli”.

12-07-2017

La voglia di superare i propri limiti è una questione di fisico, ma anche e soprattutto di mente. In tutto ciò la storia di Paolo Gaudenzi è l’espressione più pura. Il concetto di fatica che non trova riscontro in un obiettivo di triathlon, ma non si smorza, bensì cambia semplicemente il suo riferimento. Perché è vero che dove non arrivano le gambe, arriva il cuore, ma è quel cuore che deve essere stimolato in modo corretto dalla testa. E così un 70.3 che non è andato come era stato preparato diventa motivo per preparare sfide nuove, differenti, stimolanti. Per poi ripartire, verso altri obiettivi, verso quella continua ricerca di spingersi anche solo un passo oltre sentendosi soddisfatti.

 

La prima parte di stagione triathlon si è focalizzata su un obiettivo.

A Maggio ho partecipato al 70.3 di Mallorca, gara che avevo preparato fin dall’inverno e che non è andata propriamente come mi ero immaginato.

Tornato a casa un po’ contrariato dalla mia prestazione, mi si sono presentate tre alternative:

  1. Lasciar perdere i 70.3 (John McEnroe direbbe “You can’t be serius, man… You cannot be serius!”, … non mi arrendo così facilmente!).
  2. Trovare un altro 70.3 da preparare (ok, adesso iniziamo a ragionare, però un po’ di stacco mentale dalla triplice disciplina?).
  3. Scegliere un obiettivo stimolante e al tempo stesso “mentalmente rilassante”.

 

Qual è stata la tua scelta?

La terza alternativa era quella giusta: tempo di tornare a casa da Mallorca e l’iscrizione alla Randolomitics 2017 era già fatta.

Quindi tutto pronto?

Mica tanto.

150km in bici in pianura si fanno anche, e gli allenamenti per il 70.3 tornavano buoni; ma le salite? I 4000m di dislivello, quelli non li avevo certo nelle gambe.

Dalla mia avevo però una certezza: tra il nuoto, la bici e la corsa, pedalare è la disciplina che mi diverte di più. Quindi sotto con i chilometri, e con le salite!

 

E il triathlon in questo periodo?

Non l’ho però abbandonato del tutto; del resto le gare prevedono anche una frazione in bici quindi, come si dice in gergo, “tutto fa brodo”: metà giugno olimpico di Sirmione, con il solo obiettivo di divertirsi in bici e quindi farla a tutta, e poi tentare di arrivare al traguardo nella frazione run. Obiettivo raggiunto, nonostante il caldo tropicale.

 

Randolomitcs 2017, quale distanza hai scelto?

Ho scelto il percorso breve: 150km, 4 passi dolomitici da scalare, 4000m di dislivello, tempo limite 10h, da completarsi in autosufficienza.

 

Ormai ci siamo: 8 luglio, si parte!

Ore 7.00: puntuale la partenza. I primi 8km facili da Tesero a Predazzo, poi si è iniziato a salire verso passo Valles. La salita la conoscevo bene, ma la strada era lunga e anche se la tentazione di accelerare è stata forte, sono salito tranquillo. La giornata era splendida, temperatura ottima e il passo Valles è arrivato veloce (relativamente … sono sempre 11km).

 

Primo timbro sul roadbook: ancora tre i mancanti.

La discesa verso Falcade e Caprile è stata lunga e veloce ma dopo mi aspettava il passo Fedaia con le sue rampe. Anche questa salita la conoscevo già (la domenica prima avevo avuto la possibilità di provarla, una sorta di ultimo allenamento di rifinitura), ma la lunghezza e la durezza della salita non è stata certo mitigata dalla sua conoscenza. A metà salita, in località Sottoguda ecco il secondo posto di controllo, ottima occasione per fare anche rifornimento d’acqua.

 

Secondo timbro e ripartenza.

Malga Ciapela, punto topico della salita ripetuto quasi all’infinito nelle telecronache del Giro d’Italia, è arrivata anche per me e si è fatta sentire, eccome! Non c’era molto da fare: testa bassa e pedalare … bassa per forza, altrimenti rischiavo di ribaltarmi, viste le pendenze!

Finalmente Capanna Bill: qui Pantani nel ’98 “calava un dente” e scattava, io non potevo fare altro che stringere i denti e puntare al primo tornate dopo quasi 4km di strada che non dava respiro. Ultimi 2km di rampe al 15% intervallate da qualche tornante per rifiatare. Ore 11:50: Passo Fedaia! … e anche oggi l’abbiamo portato a casa!

 

Siamo solo a metà, ancora 75km da fare. 

Soprattutto con due salite assolutamente inedite e le gambe che iniziavano a dare segni di stanchezza. Ero però in perfetto orario per stare nelle 10 ore limite, quindi dopo una foto d’obbligo al lago Fedaia e al ghiacciaio della Marmolada illuminato dal sole, giù in discesa verso Vigo di Fassa e Passo Costalunga.

Altimetricamente, il Costalunga era il più facile dei quattro passi in programma, ma percorrendolo mi sembrava di essere ancora sulle rampe al 15% del Fedaia. Non propriamente un buon segnale in vista dell’ultima ascesa!

Nonostante le sensazioni non fossero eccezionali, anche passo Costalunga è entrato nel bottino di giornata, con la promessa di rifarlo a gambe fresche e mente lucida. I paesaggi meritavano mille fotografie e mille soste, compreso il lago di Carezza, che ho sfiorato nel primo tratto di discesa, ma la preoccupazione per l’ultima salita mi ha fatto tirare dritto al terzo punto di controllo, proprio all’attacco della salita per passo Pampeago.

 

Il roadbook, appena sotto lo spazio del timbro recita: “Ultimo passaggio consentito ore 14.45″

Sono le 14.00 … in perfetta tabella di marcia!

E si è salito di nuovo. Salita lunga, tutta esposta al sole, e un caldo torrido: le cattive sensazioni sul Costalunga sono diventate pessime, soprattutto negli ultimi chilometri. E le borracce a metà erano già vuote: sempre peggio! Credo di non avere mai sofferto così tanto su una salita: mi sto ancora domandando come facessi a stare in equilibrio sulla bicicletta a una velocità di crociera di 4km/h … misteri della fisica!!!

 

Il motto della manifestazione dice “dove non arriveranno le gambe, arriverà in cuore”.

E’ stato proprio così. Come ho raccontato a vari amici che mi hanno chiesto come fosse andata, sul Pampeago ho dato tutto, speso ogni centesimo. Sono arrivato in cima squattrinato, ma felice. Poi giù in discesa verso Tesero e l’ultimo timbro di controllo, vidimato alle 16.40.

Fatta! Ore 16.48 ero nuovamente sotto l’arco che 9 ore e 48 minuti prima mi aveva visto partire. Incredibile! Stanco, cotto dal caldo, dalla fatica.

Ma che soddisfazione!

E alla sera, riguardando la strada fatta in una giornata, l’idea del percorso medio iniziava già a farsi spazio nella mente… che ci sia del sano masochismo in tutto questo? … o forse più semplicemente la sola voglia di misurarsi con i propri limiti con l’obiettivo di superarli, indipendentemente che la disciplina sia unica o triplice.

 

Unknown